Nascosta dentro un anfratto nella costa livornese, gli "avventurieri" riescono a trovare una vecchia bandiera dell’Isola d’Elba (luogo in cui trascorse il suo "dolce esilio" Napoleone Bonaparte). Nascosta dentro la bandiera, cucita dentro la banda diagonale, i giocatori trovano un testo, scritto di proprio pugno da Napoleone (che, pare, fosse anche lui appassionato di giochi: era un abile scacchista) con la cronaca di una delle sue battaglie più celebri, quella di Austerlitz, combattuta nel 1805 contro russi e austriaci. Oltre al testo, i giocatori trovano un diagramma di forma quadrata: sono gli unici due indizi che contengono, celato, il nome della località italiana in cui i giocatori devono recarsi nella tappa successiva. Riuscite a capire qual è?


La Battaglia di Austerlitz

Era l’alba del 2 dicembre del 1805.
I miei uomini erano tutti schierati sul campo di battaglia, alle spalle il sinuoso letto del fiume Goldbach, sulla sinistra, nella penombra mattutina, la oscura sagoma della cittadina di Telniz.
Tra la nostra avanguardia e quella del nemico non potevano esserci che un paio di miglia e mezzo, quattro chilometri circa, secondo il nuovo sistema di misurazione in voga a seguito della Rivoluzione.
Le truppe austro-russe, lasciatesi alle spalle il Littawa, si erano collocate di fronte a noi in posizione speculare. A dividerci il pianoro di Pratzen. Il freddo era pungente e all’orizzonte, minacciose, si intravedevano dense e per niente beneauguranti nubi.
Ad un tratto, scorsi le candide divise della V divisione di Langeron avanzare verso di noi. Il Generale Kutuzov intendeva farci rompere le fila utilizzando parte della sua fanteria.
I Langeron percorsero circa un paio di chilometri prima di arrestarsi, era evidente che non intendevano andare oltre per non correre il rischio di essere inghiottiti dalle nostre prime linee, ancora serrate.
A quel punto non avevo scelta, non potevamo restare inermi ad attendere l’avanzata russa. Fu così che ordinai alla mia V divisione di Legrand di fronteggiare il nemico avanzando di pari passo.
La mia mossa per quanto scontata fece sì che il Generale Kutuzov cadesse nella trappola. Evidentemente non gli parve vero che io scomponessi praticamente al centro il Legrand e così diede ordine al VII reggimento di Ussari di Pavlovgrad di affiancarsi alla linea dei Langeron, restando tuttavia un chilometro più indietro, ma pronto a fiondarsi nel cuore della mia fanteria.
Ancora una volta decisi di imitare la scelta dello stratega avverso e liberai il II Ussari di Treillard, i quali dapprima avanzarono di un paio di chilometri verso il nemico e successivamente ripiegarono sull’ala sinistra di una distanza pari alla metà di quella sino ad allora percorsa.
A differenza dei russi, i miei uomini si vennero a trovare non distanti dalla fanteria di Legrand, ma comunque in una posizione tale da poter garantire a questi ultimi una breve ritirata, tale da consentire la loro carica.
Si era sostanzialmente in una posizione di stallo, quando all’improvviso irruppe al loro grido di battaglia il VI reggimento Szelker, formato dai Grenz ungheresi. Gli indiavolati e pazzi Grenz tagliarono lo schieramento avverso in due partendo dalle retrovie e avanzarono da destra verso sinistra di circa tre chilometri andando, così a raggiungere la linea di sbarramento dei Langeron e minacciando frontalmente la mia cavalleria di avanguardia.
Occorreva proteggere a quel punto gli Ussari di Treilland dalla furia dei magiari.
Per farlo non avevo altra scelta che affidarmi ai Tiralleurs corsi, che in quanto a pazzia non sono secondi a nessuno. Inviai così il loro VI alla carica sino a raggiungere i Grenz e a frapporsi tra loro e gli Ussari.
La battaglia era ufficialmente aperta, sapevo di poter contare sul valore dei miei conterranei ed infatti i Grenz, per quanto ardimentosi, sembravano subito soccombere di fronte all’arrembante assalto dei Corsi, tanto che Kutuzov inviò a sostegno, proprio a ridosso dei magiari, la sua III divisione di Langeron.




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