Dedalotto 2009 - L'Enigma della Tela perduta


La Grande Avventura 2009

La III Edizione della "Grande Avventura" dal titolo "Alla ricerca della Tela perduta" è stata vinta dalla squadra dei "Los Burritos" (gli Asinelli), capitanata da Giulio Terminiello, ventisette anni, impiegato di banca che proprio alla penultima location ha effettuato il sorpasso vincente.
Nella prima giornata, quella del sabato c’era stato un monologo dei "Meticci" guidati dal trascinatore Massimo Parente, nella notte i detentori "Runaway" dell’instancabile Michele Longobardi prendevano il comando, per cederlo solo per due tappe agli "Improbabili" di Tonino Savarese, nella tarda serata del secondo giorno il sorpasso da parte dei "Burritos", la gara però è stata caratterizzata da un sostanziale equilibrio, con tutte le squadre che viaggiavano testa a testa, con una grande ed inattesa prestazione anche della matricola "Membri" di Davide Infuso, in partita fino alla fine.
In questa due giorni, conclusasi alle due di notte e partita con una conferenza stampa presso la Sala Consiliare del Comune di Meta, sono stati visitate grandi location, tra cui il museo Correale, la tenuta del "Pizzo", la spiaggia di Tordigliano, Punta Campanella, la splendida chiesetta di Santa Maria del Cavone, fino alla conclusione in via Santa Maria del Lauro a Meta, con il rinvenimento di una teca con all’interno un antico quadro della Madonna del Lauro. In realtà nella storia la tela della Vergine nascondeva… l’originale della Gioconda.
Questo perché nella mente del team organizzativo, l’"Associazione Marulandi", la Gioconda era stata trafugata da Napoleone nel periodo in cui l’aveva detenuta nel suo palazzo reale e, nel riconsegnarla al Louvre, ne aveva offerto solo una banale copia. Successivamente, l’Imperatore fece dipingerci sopra, per camuffarla, un suo autoritratto e l’aveva condotta con sé nel suo esilio all’isola d’Elba e nascosta nell’isola di Giannutri, celando in una mappa contenuta nella bandiera dell’Elba il luogo in cui si trovava. La bandiera era stata poi affidata durante il suo soggiorno all’Elba ad Edmond Dantes, poi divenuto Conte di Montecristo. Le sventure di Montecristo avevano fatto il resto, così Napoleone non poté riavere la sua Monna Lisa che fu recuperata dal Conte dopo l’evasione. Tuttavia quest’ultimo non conoscendo l’intrinseco valore del quadro e credendo di avere nelle mani solo un acquerello dell’Imperatore, pensò bene di dipingerci sopra un altro quadro, raffigurante la Madonna del Lauro, in segno di gratitudine verso un marinaio di Meta molto devoto, incontrato nel corso delle sue peregrinazioni. Il quadro così finì in una teca muraria in via del Lauro ed è stato possibile riscoprirlo solo grazie al lavoro incredibile dei ragazzi del team "Los Burritos".
Per ritornare al gioco, particolarmente emozionante è stata poi anche la prima tappa presso il "Lido Marinella" e trasmessa in diretta radiofonica da "Radio Club 91".
Un’edizione di grande intensità, dunque, come testimoniato anche dalla presenza come "inviato" del giornalista Paolo Cupola della rivista di settore "Giochi per il mio Computer" il quale ha dichiarato: "Si è trattato di una esperienza incredibile in quanto mi sono trovato al cospetto di una manifestazione assolutamente innovativa che, partendo dal mondo virtuale, si è incarnata in maniera così fedele in una esperienza ludica originaria nel mondo reale, una manifestazione davvero unica nel suo genere. Inizialmente noi di "Giochi per il mio computer" eravamo molto scettici sulla possibilità di realizzare una trasposizione simile, invece, vivendola in prima persona, ho potuto prendere atto che l’obiettivo è stato centrato al 110% per cento. Tutte le meccaniche delle avventure grafiche "punta e clicca" sono state acutamente ed intelligentemente interpretate nell’evento reale dallo staff dell’associazione "Marulandi" che ha organizzato l’evento. Sensazionale poi anche la maniera in cui le squadre hanno saputo interpretare in modo entusiasta la missione che hanno accettato di intraprendere, dando evidenza anche di quel pizzico di ecletticità partenopea che era finché legittimo aspettarsi".


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